10 cose da sapere su gravidanza, parto e puerperio

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10 cose da sapere su gravidanza, parto e puerperio

Le 10 cose da sapere sulla gravidanza, parto e puerperio le abbiamo chieste a Laura Benedetti, ostetrica e neomamma.

 

  1. Percorso della gravidanza fisiologica: la gravidanza fisiologica, che non presenta fattori di rischio né per la mamma né per il feto, sarebbe di competenza dell’ostetrica anche se negli ultimi tempi a causa dell’eccessiva medicalizzazione tutte le gravidanze sono state per lo più seguite dalla figura del ginecologo, che invece dovrebbe occuparsi soltanto di quelle a rischio o patologiche, perché ricordiamolo la gravidanza non è assolutamente una malattia.
    Oggi in diverse realtà l’ostetrica sta iniziando a riappropriarsi di ciò che le appartiene, ovvero la gravidanza fisiologica.
    Le recenti raccomandazioni prevedono un calendario di esami base che la gravida deve effettuare ogni trimestre insieme a due ecografie (quella del primo trimestre e la morfologica del secondo trimestre), una serie di visite concordate direttamente con l’ostetrica che mirano alla rivalutazione continua dei rischi, alla rilevazione della pressione arteriosa e del peso corporeo, all’auscultazione del battito cardiaco fetale, alla misurazione sinfisi-fondo (che permette di verificare se le dimensioni uterine corrispondono all’epoca gestazionale) e alla risoluzione di eventuali dubbi della donna/coppia.
    Non sono necessarie visite vaginali ed ecografie ogni mese nella gravidanza fisiologica così come molti esami che vengono prescritti normalmente sono superflui oltre che costosi. Anche il travaglio fisiologico è di competenza dell’ostetrica, che qualora dovesse notare la presenza di qualche fattore patologico chiamerà il ginecologo.
    In un travaglio fisiologico è fondamentale il rispetto dei tempi, evitando il ricorso a pratiche quali l’amnioressi (rottura artificiale delle membrane), l’uso di ossitocina per intensificare le contrazioni, il monitoraggio continuo del battito cardiaco fetale (è raccomandata l’auscultazione intermittente ogni 15 minuti circa) e l’episiotomia senza reali indicazioni, assecondando i bisogni della donna (movimento e posizioni, permetterle di bere e mangiare, creare un ambiente confortevole ecc.) e attuando le tecniche non farmacologiche per la riduzione del dolore. È stato dimostrato che la medicalizzazione dei travagli fisiologici porta spesso ad esiti sfavorevoli, quali ad esempio alterazioni patologiche del battito cardiaco fetale, parto operativo (con utilizzo di ventosa) e ricorso al taglio cesareo.
  2. Ruolo del papà: il papà ha un ruolo preziosissimo sia durante la gravidanza, che in travaglio e puerperio.
    Già in gravidanza è utilissimo informarsi correttamente su vari aspetti della maternità e i papà dovrebbero essere coinvolti partecipando ai corsi di accompagnamento alla nascita, parlando di specifici temi in famiglia e leggendo articoli o buoni libri per arrivare quanto più preparati al momento del parto, ma sopratutto del post.
    Durante il travaglio il papà ha un ruolo fondamentale di sostegno e di supporto per la donna. Può aiutarla nella respirazione profonda, nella vocalizzazione, praticare dei massaggi, sostenerla e aiutarla ad assumere varie posizioni sotto indicazione dell’ostetrica che talvolta non può essere presente durante tutto il travaglio attivo.
    Ancora più importante è il ruolo che il papà avrà nel post parto, quando si torna a casa con un esserino tra le braccia, bisognoso di cure e attenzioni costanti; in questo periodo è fondamentale che il papà stia dalla parte della neomamma, la sostenga nelle sue decisioni, la aiuti con la gestione della casa e del bambino, faccia da filtro con eventuali parenti che nei primi tempi possono talvolta risultare invadenti, soprattutto quando riempiono la neo-mamma di consigli non richiesti.
    È utile quindi che anche i papà si informino correttamente su temi come l’allattamento al seno e la gestione di un neonato per poter aiutare ed essere di supporto quando si presentano delle difficoltà, che se affrontate insieme risultano essere molto più facilmente superabili.
    Anche il papà può da subito iniziare a instaurare un legame profondo con il proprio figlio, mediante il pelle a pelle, portandolo in fascia, cullandolo, canticchiando una canzone, coccolandolo magari con un bel massaggio. Sono tutte pratiche che aiutano il papà a sentirsi importante e fondamentale, perché talvolta può succedere che i primissimi mesi si sentano messi da parte o inutili, soprattutto quando la mamma allatta esclusivamente al seno e quindi passa molte ore con attaccato il proprio bambino. Ma i modi per rendersi utili sono davvero tanti, quindi bisogna cercare di coinvolgere i papà in ogni attività perché si è genitori in due.
  3. Massaggio del perineo: dalla 34/35esima settimana di gravidanza si consiglia a tutte le donne di effettuare il massaggio del perineo quotidianamente per almeno 5/10 minuti al fine di aumentare l’elasticità di quest’ultimo riducendo il rischio di lacerazioni e di episiotomia durante il parto e, quindi, incrementando l’incidenza di perineo integro. Il massaggio può essere effettuato autonomamente o anche dal proprio partner inserendo in vagina un dito e massaggiando esternamente la zona del perineo descrivendo una U e applicando una leggera ma continua pressione.
    massaggio perineale
  4. Scelta della struttura: da ormai diversi anni esiste una certificazione, denominata Ospedale Amico del Bambino, che si pone come obiettivi primari il rispetto, il sostegno e la salvaguardia dei diritti di mamma e bambino, primo tra tutti l’allattamento al seno.
    In queste strutture ospedaliere devono essere rispettati 10 passi tra cui:
    – informare le donne già in gravidanza sui vantaggi dell’allattamento al seno;
    – aiutare le mamme ad attaccare il neonato entro la prima mezz’ora dal parto,
    – non somministrare ai neonati altri liquidi diversi dal latte materno (se non sotto prescrizione medica);
    – non offrire tettarelle o succhiotti;
    – praticare il rooming in (il neonato sta 24 ore su 24 in stanza con la propria mamma);
    – incoraggiare e sostenere l’allattamento ed un suo corretto avvio.
    – Non meno importante è anche il rispetto della donna, della fisiologia e dei tempi del parto, evitando il ricorso ingiustificato ad interventismi che porta ad un’eccessiva medicalizzazione, permettendo alla donna di bere e mangiare durante il travaglio, di muoversi e camminare, di assumere le posizioni che desidera anche per il periodo espulsivo, permettendo che una persona la accompagni e la affianchi durante tutto il travaglio e garantendo privacy ed un ambiente tranquillo e rilassante.
    Utile sicuramente è informarsi correttamente e partecipare agli incontri informativi di ogni struttura, ricordandosi che ogni donna ha il diritto di presentare un piano del parto, all’interno del quale può esprimere le sue volontà e desideri e per la cui stesura può chiedere aiuto ad un’ostetrica.
  5. Tecniche non farmacologiche del dolore: esistono numerose alternative alla classica analgesia epidurale in travaglio di parto che possono aiutare nel controllo del dolore senza dover ricorrere all’uso di farmaci:
    – l’acqua calda,
    – la respirazione,
    – il sostegno emotivo,
    – il movimento e le posizioni libere,
    – i massaggi,
    – la digitopressione,
    – l’idropuntura,
    – l’utilizzo di oli essenziali.
    In particolare l’immersione in acqua scioglie le tensioni muscolari, da maggior libertà di movimento, riduce la secrezione di adrenalina e incrementa la produzione di endorfine (oppiodi naturali) riducendo la percezione del dolore.
    Per quanto riguarda la respirazione è utile esercitarsi a respirare profondamente imparando a controllare il diaframma, la cui apertura è correlata con l’apertura del pavimento pelvico e della vagina; inoltre può essere d’aiuto prolungare la fase di espirazione, che è correlata ad un incremento di endorfine dall’effetto calmante.
    Inoltre la respirazione addominale ossigena meglio i tessuti e quindi anche il feto, a differenza di quella superficiale che può portare all’iperventilazione amplificando ansia e dolore.
    Allo stesso modo è fondamentale un sostegno emotivo adeguato sia da parte dell’ostetrica sia da parte della persona che accompagna la donna in travaglio, sostegno che deve essere di tipo relazionale, emozionale, informativo, fisico e difensivo.
    Al fine di ridurre il dolore è importante ricordare che gioca un ruolo importante il movimento e l’uso di massaggi sia durante le contrazioni che nelle pause.
  6. Posizioni libere in travaglio e parto: in alternativa alla classica posizione supina o litotomica (posizione ginecologica supina con le gambe sulle staffe) esistono numerose posizioni libere alternative, ovvero:
    – quella in piedi,
    – accovacciata,
    – seduta inginocchiata,
    – carponi,
    – sul fianco.
    Tutte queste posizioni possono essere utilizzate sia durante il travaglio di parto che nel periodo espulsivo e sono correlate a numerosi benefici:
    – favoriscono la discesa del feto sfruttando la forza di gravità,
    – favoriscono contrazioni uterine più efficaci permettendo una migliore dilatazione del collo uterino,
    – diminuiscono il rischio di compressione dei vasi sanguigni addominali garantendo una miglior ossigenazione fetale,
    – aumentano i diametri del bacino favorendo un migliore impegno del feto nel canale del parto,
    – rendono il dolore più sopportabile consentendo di far minore ricorso all’uso di farmaci per l’analgesia,
    – riducono l’incidenza di anomalie del battito cardiaco fetale ed i tempi del travaglio di parto.
    Inoltre l’utilizzo delle posizioni libere si correla ad un minore ricorso a procedure mediche assistenziali quali l’uso di ossitona, il monitoraggio continuo del battito cardiaco fetale, esplorazioni vaginali, episiotomia, amnioressi e manovra di Kristeller.posizioni per il parto
  7. Clampaggio ritardato del cordone: è ormai dimostrato da diversi studi che il clampaggio ritardato del cordone ombelicale (dopo almeno 1 minuto dalla nascita o, ancora meglio, al cessare della sua naturale pulsazione) è preferibile in quanto associato a numerosi benefici per il neonato, ovvero un incremento del volume sanguigno, una diminuzione del rischio di anemia, migliore sviluppo neurologico grazie al maggior apporto di ferro, miglior adattamento alla vita extrauterina e, specie per il nato pretermine, migliori outcomes neonatali. Questa pratica non è associata ad alcun rischio per la madre, infatti non aumenta in alcun modo il rischio di emorragia post-partum.
  8. Skin to skin: il contatto pelle a pelle dopo il parto, che consiste nel posizionare immediatamente il neonato sul ventre materno a diretto contatto con la pelle coprendolo con dei teli caldi, comporta numerosi benefici, tra cui:
    – la regolazione della temperatura corporea del piccolo,
    – il controllo della frequenza cardiaca,
    – la stabilizzazione dei livelli di glucosio nel sangue,
    – una maggiore produzione di ossitona da parte del neonato.
    In particolare quest’ultima è correlata ad un migliore sviluppo cerebrale, ad una miglior risposta alle emozioni ed allo stress e aiuta nella costruzione del bonding, ovvero del legame profondo tra mamma e neonato agevolando anche l’allattamento al seno. In caso di complicanze materne o neonati dopo il parto lo skin to skin può essere ritardato in un secondo momento.allattamento
  9. Allattamento al seno: il latte materno è l’alimento perfetto e inimitabile per le necessità di ogni neonato, inoltre l’allattamento al seno è correlato a numerosi benefici sia per la mamma che per il bambino.
    Per quanto riguarda il bambino c’è un minor rischio di incorrere in diarrea, vomito, stitichezza, infezioni alle vie urinarie, eczema, otiti e in sovrappeso/obesità con le malattie ad essi correlate in età adulta.
    Per quanto riguarda la mamma invece l’allattamento protegge dal tumore al seno, alle ovaie, all’endometrio e dall’osteoporosi.
    Per un buon avvio dell’allattamento al seno è consigliabile attaccare il neonato entro la prima ora dal parto durante lo skin to skin, allattare tutte le volte che il bambino lo richiede osservando i segnali precoci di fame, non utilizzare interferenti (ciucci, biberon e paracapezzolo), non somministrare soluzione glucosata o latte di formula (se non sotto prescrizione medica accertata), assicurarsi che l’attacco al seno sia corretto e che la suzione sia efficace, osservare il bambino lasciando perdere l’orologio e qualora ci dovessero essere problemi o dovesse presentarsi dolore non esitare a chiedere aiuto immediato alle figure professionali di riferimento perché prima si interviene più facile è recuperare l’allattamento.
    È bene infine ricordare che è frequente che i neonati facciano varie poppate ravvicinate seguite da pause più lunghe e approssimativamente il numero di poppate potrebbe essere circa 8-12 nelle 24 ore; cosa importante da sapere è che lo stomaco di un neonato è grande quanto il suo pugnetto, quindi poche gocce di colostro per poppata sono tutto ciò di cui ha bisogno.
  10. Svezzamento: sarebbe meglio definirlo “introduzione dell’alimentazione complementare” perché di fatto lo svezzamento (letteralmente “togliere il vezzo”) sta a significare il termine dell’allattamento.
    L’OMS insieme alle altre organizzazioni mondiali che si occupano di salute del bambino sono unanimi nel raccomandare l’allattamento al seno esclusivo fino al sesto mese di vita compiuto e di iniziare ad introdurre cibi complementari al latte materno soltanto quando il bambino è pronto.
    I requisiti fondamentali che deve possedere il bambino sono i seguenti:
    – deve stare seduto da solo senza aiuti,
    – deve aver perso il riflesso di estrusione (quello che porta il bambino a tirare fuori la lingua appena gli si avvicina qualcosa alla bocca),
    – deve essere interessato al cibo.
    Una volta che il bambino è pronto la cosa fondamentale è offrire cibi sani e freschi, senza forzarlo, lasciandolo il più possibile esplorare e sperimentare consistenze e sapori ed integrare le poppate senza sostituirle perché almeno fino all’anno di vita il latte materno dovrebbe rimanere l’alimento principale.
    A tal proposito non è necessario rispettare tabelle e tempi di inserimento degli alimenti perché dagli ultimi studi scientifici è emerso che a partire dai sei mesi il lattante può assaggiare qualsiasi cibo, ad eccezione del miele fino all’anno di vita, dei mitili (cozze, vongole ecc) e dei funghi.
    Inoltre, ricordiamo che la raccomandazione è quella di allattare fino ai 2 anni di vita e oltre finché mamma e bambino lo desiderano, perché il latte materno non perde nutrimento, anzi cambia composizione per adattarsi alla crescita del bambino e continua a contenere sostanze preziosissime tra cui gli anticorpi.